381.ma ed. della Devozione Alberobellese, 1 sett. 2017 - Traslazioni delle Sacre Immagini

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uella alberobellese è una comunità relativamente recente. Civilmente, il riconoscimento giuridico ha, da pochissimi anni, compiuto i due secoli di vita.Gli abitanti del piccolo villaggio, sorto per volere del conte Giangirolamo Acquaviva, si erano dotati, a partire dal 1609,di una piccola cappella rurale, erigendola fra le casedde, inizialmente dedicata alla Madonna delle Grazie e della quale, un sacerdote della vicina Noci, don Pietro Di Leo, ne fu il primo cappellano. La stessa chiesetta, a partire dal 1636, fu dedicata ai santi Medici, il cui culto era stato introdotto dal conte Feudatario e dei quali i villici ne erano, intanto, diventati molto devoti.
Nel 1663 la chiesa rurale ottiene dal vescovo una forma di autonomia e il cappellano del tempo, don Francesco Gentile, per i battesimi, le estreme unzioni, non doveva più recarsi, ogni volta, a Noci, sede della Parrocchia da cui dipendeva, per il prelievo dell'olio santo. Il sacerdote era anche autorizzato alla tenuta di registri, separati da quelli della parrocchia di Noci, delle nascite, dei battesimi, dei matrimoni e dei defunti della comunità residente nel villaggio. Si ha notizia che nel 1784 viene innalzato un campanile di grosse dimensioni che però rimase incompiuto.

Il 16 febbraio 1814, con la nomina di don Vito Onofrio Lippolis a primo Arciprete, la chiesa di Alberobello, elevata a parrocchia, acquista la sua indipendenza da quella di Noci. Sulla primitiva chiesa, viene collocata una campanella di rotoli 23, equivalenti a circa 20,500 kg . Nel 1816 viene sostituita con una più grande di rotoli 36, cioè di circa 32 Kg. Nel 1820 se ne aggiungono altre due, fuse sul posto, nelle vicinanze della chiesa stessa. Durante la fusione molti villici, uomini e donne, con devozione gettavano nelle fornaci monete, collane, spille ed altri semplici ornamenti d'argento per fonderli insieme al bronzo e rendere il suono delle future campane più squillante. Nel 1866, viene collocata una campana, forse in sostituzione di quella istallata nel 1816, più grande delle precedenti, prodotta dalla ditta Giuseppe Olita di Lecce, recante l'immagine della Madonna del Rosario.
Su iniziativa dell'Economo curato don Giacomo Bernardi e col beneplacito dell'allora arciprete don Domenico Morea, nel 1875, venne completata la costruzione del campanile. Questo ampliamento consentì di collocare, in occasione della festa dei Santi Medici, il 27 settembre 1877, un'altra campana di 5,00 ql., dono del devoto martinese Paolo Antonio Giuliani e fusa dalla ditta Giuseppe Olita di Lecce. Questa campana, nel 1898 si ruppe, venne rifusa e aumentata di peso, da ql. 5,00 a ql. 6,11, dalla stessa ditta Olita e il 22.1.1899, solennemente benedetta dal vescovo Antonio Lamberti e battezzata col nome di Cosmo e Damiano (a cambén d' Sand Còs'm i Attamièn), venne collocata sul campanile. La rifusione, compreso l'aumento di peso, costò lire 1190.

Nel 1885, le campane esistenti vennero trasferite sul nuovo campanile, edificato secondo il progetto del concittadino architetto Antonio Curri. Il 30 dicembre 1926, benedetta dal vescovo Mons. D. Lancellotti, venne collocata con difficoltà, dato il peso e le dimensioni, una campana di ql.18,00 offerta dal devoto Sante Lacatena (1850-1933), detto Sànd u màgghjl, che, con questo atto, ottempera ad un voto fatto ai Santi Medici durante i giorni di segregazione subiti in un trullo ubicato in contrada Lamione. Pare vi fosse stato rinchiuso da alcune persone,forse parenti, perché, essendo scapolo e senza eredi diretti, volevano costringerlo a donare loro lesue proprietà. Il Lacatena offre anche una campana alla chiesa di sant'Antonio e una alla chiesa di santa Lucia di Alberobello. Le tre campane furono fuse dalla ditta Nicola Giustozzi di Trani e costarono 53.000 lire, ma ci fu una controversia legale perché il donatore aveva dato al fonditore alcune monete d'argento per arricchire il suono del campanone e la ditta, forse accortasi del valore numismatico di quei soldi, non le fuse. Verso la fine degli anni Trenta del secolo scorso, a cambén du màgghjl si rompe, viene rimossa dal campanile, trasportata in fonderia, riparata e, con arduo impegno, ricollocata al suo posto. Nel suo testamento il Lacatena dispone che u cambanàun deve essere suonato gratis in occasione dei funerali dei suoi parenti, dei sacerdoti della parrocchia e dei poveri dell'ospizio di mendicità (u spdél di povrìedd), ora non più esistente, e tutti i giorni del mese di novembre dedicato ai defunti; a pagamento, invece, per i funerali dei ricchi. Attualmente le campane esistenti sul campanile di sinistra della nostra basilica sono quattro (escluse le due dell'orologio poste sul campanile di destra), qui elencate secondo l'ordine crescente di grandezza e di peso:
- a campanèdd (la campanella), fusa dalla ditta Giuseppe Olita di Lecce, datata 1866;
- a s'cònd (la seconda), recante la scritta: "Mortuos piango fulgua Franco vivos vaco opus affabre escudit Nicolaus Giustozzi et filius - Tranen 1938;"
- a camben d' Sand Còsm i Attamièn (la campana dei Santi Cosmo e Damiano), rifusa dalla ditta Francesco Olita di Giuseppe di Lecce, datata 1898;
-a camben du màgghjl, (la campana di Sante Lacatena, soprannominato "il maglio"), chiamata anche u cambanàun (il campanone), fusa dalla ditta Nicola Giustozzi di Trani, datata 1926.

Fino a pochi decenni addietro, la vita quotidiana della nostra comunità, similmente a tutte le altre dell'Europa cristiana, era scandita dal suono delle campane che, così, assolvevano ad un vero e proprio bisogno. L'orologio era privilegio di pochi benestanti e l'unico modo, per tutti gli altri, contadini in prevalenza e pochi artigiani, per conoscere lo scorrere del tempo, era quello di lasciarsi guidare dal sole o dai rintocchi delle campane. Non solo la giornata, ma l'intera esistenza era segnata dalle campane che venivano suonate manualmente dai sacrestani. La cronologia mattinale e vesperale si basava principalmente su fatti naturali dipendenti dal movimento solare.
Ad Alberobello, le ore, corrispondenti ad una azione liturgica, ma che contrassegnavano anche la vita del popolo, erano le seguenti:
Mat'tèin = Angelus mattutino, celebrava la fine della notte e coincideva con l'alba, non col levare del sole, né con l'aurora, che sono momenti distinti; annunciava l'ora di alzarsi per andare a lavorare (la lunga giornata di lavoro durava dall'alba al tramonto del sole); 3-5-7 rintocchi con la campana di san Cosmo;
Suspratòur =annunciava la morte di un cittadino; si suonava subito dopo l'Angelus mattutino con la campana di san Cosmo, a martello, un colpo, a intervalli, per 25 volte e, alla fine, tre rintocchi di seguito se il defunto era maschio e due se era donna; se bambino si suonava la campanella a festa;
Tre campane si suonavano, a pagamento, per i defunti di famiglia benestante. Per i sacerdoti si suonavano i camben ad àrm, tutte le campane a stormo.
Prima mèss = prima messa, alle ore 6,00 d'inverno o alle 7,00 d'estate, suono della campana di san Cosmo con 3-5-7 rintocchi. Chiamava i fedeli per assistere alla celebrazione.
M'nzadèj =mezzogiorno, alle ore 12,00; 3-5-7 rintocchi con la campana di san Cosmo. Invitava tutti ad una sosta, molto necessaria per chi lavorava nei campi e, gli artigiani, a chiudere le botteghe per consumare il pranzo.
In proposito si vuole ricordare che, a partire dall'inizio degli anni Venti e fino allo scoppio della seconda guerra mondiale, il 10 giugno1940, ogni giorno, alle ore dodici, per tutta la nostra cittadina ed anche per le campagne circostanti, echeggiava altissimo il suono della sirena dell'officina meccanica di Pietro Melchiorre (Mèst Pìet), che segnava la pausa per i suoi operai, ma che recava così anche un utile servizio alla comunità. Fu interdetta perché doveva essere suonata, da quella data, solo in caso di allarme aereo.
Vind'àur =venti ore, alle ore 14,00 o 15,00, secondo le stagioni; 15 coppie di colpi con la seconda campana; segnava il ritorno al lavoro e la ripresa delle attività artigianali con la riapertura delle botteghe.
Vindquattàur = ventiquattr'ore; all'imbrunire, 3-5-7 rintocchi con la campana di san Cosmo; dava termine alla giornata di lavoro nelle campagne e invitava i fedeli a recarsi in chiesa per assistere "alla funzione serotina", e, quando il sacerdote officiante impartiva dall'altare la benedizione, si suonava la campana di san Cosmo (3-5-7 rintocchi) e tutti i cittadini, ovunque si trovassero, si fermavano, gli uomini si toglievano le coppole e, col segno di croce, recitavano i pat'rnuòst, il "Padre nostro", "l'Ave Maria'', il "Gloria al Padre" e "l'Eterno riposo" per i defunti.
Do àur d' nòtt =due ore di notte, alle ore 20,00 o 21,00; indicava la chiusura delle botteghe e ciascuno era invitato a fare ritorno al proprio focolare domestico.
Fino all'avvento della pubblica illuminazione elettrica, nei primi decenni del XX secolo, questa era l'ora in cui il lampionaio provvedeva a spegnere le luci dei pubblici fanali a petrolio o ad acetilene.

Nelle altre occasioni le campane si suonavano:
Per i funerali detti eh l'amàur d' Ddèj = con l'amore di Dio, per i poveri, si suonava la sola campana di san Cosmo, a martello, tre volte; le prime due, di preavviso, 20 rintocchi 10 e 5 minuti prima dell'ora fissata per il funerale, la terza, per tutta la durata delle esequie: dal momento dell'uscita dalla chiesa del sacerdote officiante che, accompagnato dal sacrestano portante una croce, si recava alla casa dell'estinto dove impartiva la prima benedizione alla salma, al ritorno in chiesa con la bara ed il corteo funebre e, dopo la messa , fino all'arrivo del feretro "all'ultm càsr", alle ultime case del paese sulla strada del camposanto, da dove, il sacerdote, impartita l'ultima benedizione, faceva ritorno in chiesa. Il mesto corteo, con tutti i partecipanti, lentamente raggiungeva il cimitero.
Per i funerali chi camben ad àrm =con le campane a stormo, i rintocchi di tre campane, la campanella, la seconda e quella di san Cosmo, accompagnavano il funerale dei sacerdoti e dei ricchi. A cambanedd = la campanella, a rintocchi doppi e veloci (2-2-2 ... ) si suonava ai funerali dei bambini (i murtcièdd).
I giorni festivi e le domeniche si suonavano le campane ad àrm (a stormo): a mezzogiorno (a m'nzadèj); al Gloria (alla Glòrj), la Resurrezione di Cristo il sabato Santo; al momento dell'uscita delle statue dei Santi Medici dalla chiesa per la processione della Festa Patronale; in occasione di solennità civili o ricorrenze importanti.

Agli inizi degli anni Ottanta del secolo scorso, il suono delle nostre campane fu automatizzato con trasmissione elettrica a regolazione manuale. A partire dal 1994, è stato sostituito da un sistema automatico computerizzato con programmazione annuale che attualmente è in atto. L'automazione ha comportato alcune modifiche alle vecchie regole. Innanzitutto sono stati aboliti i vincoli, dettati dal donatore, per il "campanone'', che ora si suona in sostituzione della campana
dei Santi Medici ed anche assieme alle altre; è stato abolito il suono delle campane vindquatt'àur (ventiquattr'ore), all'imbrunire, e do àur d' nòtt (due ore di notte). Il suono delle campane giornalmente inizia alle ore 6,25, con l'Angelus mattutino, 3-5-7 rintocchi col campanone seguito, quando necessario dalla suspratòur; alle 6,30, nei giorni feriali ed alle 7,00, in quelli festivi, il campanone invita i fedeli alla messa; alle 12,00 ogni giorno, il campanone, con 3-5-7 rintocchi annuncia m'nzadèj (mezzogiorno); alle 15,00 o alle 16,00 la "campanella" suona vind'àur (venti ore); dalle 19,00 per tre volte, 20 rintocchi ogni quarto d'ora, invitano i fedeli alla messa vespertina. Solo nei giorni festivi alle 18,45 si suona l'Angelus con le campane a stormo.

Per noi alberobellesi, penso per moltissimi altri concittadini, l'emozione più profonda è quella che mi assale puntualmente ogni anno, il 27 di settembre, alle ore 11,00, sul sagrato, nel solenne momento quando le statue dei Santi Medici, uscendo per la processione, compaiono nello specchio del portale della basilica e le campane, tutte insieme, iniziano a suonare a stormo confondendo il loro piacevole allegro suono con quello della banda che intona un inno clamoroso.

Nella parrocchia di "Santa Maria del Rosario" di Roma, Giovanni Paolo II, a ricordo della visita alla fonderia di campane di Agnone, cosi si è espresso: è una bella cosa ascoltare il suono delle campane che cantano la gloria del Signore da parte di tutte le creature. E poi ciascuno di noi porta in se una campana molto sensibile: questa campana si chiama cuore. Questo cuore suona, suona e mi auguro sempre che il vostro cuore suoni sempre delle belle melodie; melodie di riconoscenza, di ringraziamento a Dio e di lode al Signore e che superi sempre le melodie cattive di odio, di violenza e di tutto ciò che produce il male nel mondo.

in memoria di Gino Angiulli, autore dell'articolo