381.ma ed. della Devozione Alberobellese, 1 sett. 2017 - Traslazioni delle Sacre Immagini

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leprimechiamateLa scena del Vangelo si riallaccia al racconto del battesimo di Gesù. Da qui Egli inizia la sua vita apostolica. Ma non inizia a chiamare persone alla sua sequela. Il Battista gli manda i primi discepoli. Andrea si chiama il primo, l’altro non nominato, è senza dubbio Giovanni, l’evangelista stesso. Gesù che li guarda domanda “cosa cercate” e alla richiesta dei due “dove abiti?” risponde: «Venite e vedrete ». Gesù invita ad andare insieme, senza una previa spiegazione; solo chi va insieme, vedrà. E questo viene confermato: «Andarono insieme, e videro, e restarono ». Restare è in Giovanni la parola dell’essere definitivamente presso Gesù, la parola della fede e dell’amore.

Neppure il terzo discepolo, Simone, viene chiamato, ma viene come trasferito, quasi forzato. Gesù lo fissa con gli occhi: io ti conosco: «Tu sei Simone il figlio di Giovanni ». Ma io ti adopero per qualcos’altro: tu devi chiamarti Cefa, Roccia, Pietro. Nessun invito, una requisizione. Ma si può resistere allo sguardo e alla requisizione di Gesù? La nostra vita donata a lui diventa missione!

Buona Domenica! Don Leonardo

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battesimoIl Vangelo di Marco che descrive il battesimo di Gesù, fa aprire il cielo quando il Signore è nell’acqua del Giordano e fa librare lo Spirito Santo sopra il battezzato, men-tre la voce del Padre lo dichiara suo Figlio Amato. È il modello di tutti co-loro che dopo di lui riceveranno il battesimo cristiano: tutti riceveranno lo Spirito dall’alto e saranno rigenerati a figli di Dio. L’acqua terrena non diventerà per questo coreografia, dispensabile, ma

coassunta nell’evento trinitario del battesimo di Gesù. Ciò che era finora un simbolo ora diventa parte di un sacramento, an-zi una parte insostituibile per ognuno che deve essere «rigenerato dall’acqua e dallo Spirito» (Gv 3,5) per ricevere e partecipare alla vita divina.

Tutto questo perché il Figlio incarnato si immerge nella storia della salvezza ed assume gli antichi segni—come la traversata salvifica del diluvio (1Pt 3,21), l’immersione del popolo nell’abisso del mare (1Cor 10,1-2) e infine il battesimo di Giovanni—li assume, dicevamo, nel nuovo, trinitario evento salvifico.

Buona Domenica! Don Leonardo

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IsaiaNoi aspettiamo Dio non nel timore e tremore, ma nella gioia. È quanto la terza domenica di Avvento, detta Laetare, cioè della gioia, ci vuol far vivere oggi.

Il profeta Isaia nella prima lettura annuncia la venuta del Signore come liberazione apportatrice di gioia. La venuta del Signore, infatti, significherà guarigione e liberazione per tutti i poveri, per tutti i cuori spezzati, per i prigionieri e gli incatenati. E questo «anno di grazia del Signore» riguarda tutti, per-ché noi tutti siamo prigionieri in noi stessi, incatenati da noi stessi, non intatti, ma così frammentati e poveri che non possiamo guarirci da soli. Ma non da fuori, con un miracolo estraneo, Dio realizza la guarigione, bensì dal nostro interno, co-me un organismo guarisce solo dal di dentro. E poiché Dio ha seminato il suo Santo Spirito nel nostro cuore, questo Spirito può mutarci da dentro: «come la terra pro-duce la vegetazione e un giardino fa germogliare i semi.» Il Dio che ci ha creato non è lontano o straniero per il nostro intimo più intimo. Egli ha la chiave della nostra più segreta profondità. Noi avvertiamo forse solo col tempo che egli è in noi da lungo tempo all’opera.

Buona Domenica! Don Leonardo

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MariaOggi, il vangelo ci riporta alla santa Famiglia di Nazareth. Luca descrive un momento significativo della vita familiare di Giuseppe, Maria e il bambino Gesù: la presentazione al tempio di Gerusalemme e l’offerta del primogenito maschio. Le parole profetiche del vecchio Simeone dilateranno questa famiglia oltre le sue misure terrene per il destino del figlio offerto. Sul Calvario, la Madre sarà attirata nel sacrificio del suo Figlio. È così che l’antica famiglia nella carne si adempirà in una nuova famiglia spirituale, in cui Maria, trafitta dalla spada, diventerà un’altra volta madre di molti.

Il vangelo di Capodanno ci riporta alla casa di Betlemme, dove Maria custodisce e considera tutto nel suo cuore. Per ben due volte Luca lo riporta (Lc 2,19.51). Ciò mostra che Ella è per la Chiesa l’inesauribile vaso della memoria e dell’interpretazione. Ella ha una profonda conoscenza circa tutti gli avvenimenti e le feste dell’anno liturgico, che noi festeggeremo lungo il nuovo anno. Poniamo dunque, il 2018 sotto la protezione della sua maternità per invocare da lei, come fratelli e sorelle di Gesù, quindi come figli di Maria, una durevole comprensione per una durevole imitazione di Gesù. Come la Chiesa, Ma-ria ci benedice non nel nome di se stessa, ma in nome di suo Figlio, che da parte sua benedice noi nel nome del Padre e dello Spirito Santo.

Buona Domenica e Buon Anno! Don Leonardo

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funeraleZONA PASTORALE ALBEROBELLO - AVVISO

I Parroci delle parrocchie della zona pastorale di Alberobello, dopo aver discusso e valutato con tutto il clero, in conformità al nuovo rito delle Esequie, reso obbliga-torio dalla Conferenza Episcopale Italiana il 2 novembre 2012 stabiliscono le seguenti norme relative alla celebrazione dei funerali che andranno in vigore dal

 

1 gennaio 2018 nelle tre parrocchie: Santi Cosma e Damiano, S. Antonio e S. Vito.

  1. NELLA CASA DEL DEFUNTO Il giorno precedente o nello stesso giorno del funerale i Sacerdoti si recheranno nella casa del defunto per una veglia di preghiera.
  1. LA CELEBRAZIONE DELLE ESEQUIE Il giorno del funerale i sacerdoti non si recheranno alla casa del defunto per fare il corteo funebre, ma accoglieranno il feretro alla porta della Chiesa, aspergeranno il corpo e reciteranno l’orazione secondo il rituale delle Esequie. Seguirà poi la celebrazione dalla S. Messa in Chiesa.

Il Vicario Zonale e i parroci Don Leonardo, don Beppe, don Aldo

Alberobello 8 dicembre 2017 festa dell’Immacolata