1 sett. - Traslazioni delle Sacre Immagini

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Gesù è il Pastore assegnato da Dio agli uomini. Si capibuonpastoresce dalla pagina del Van-gelo odierno. Non si capisce facilmente, però, come mai il pastore deve perdere la propria vita umana a favore degli animali come le pecore. Leggendo attenta-mente la parabola, detta da Gesù, si riscontrano due contrassegni: anzitutto il pastore che si prende a cuore il gregge fino alla morte, quindi una conoscenza reciproca tra pastore e pecore, la cui profondità viene ancorata nel mistero più intimo di Dio.

Della dedizione fino alla morte si parla al principio e alla fine del Vangelo di Giovanni. Questa dedizione sta in opposizione alla fuga del “mercenario”, che nel pericolo ha la buona idea che una vita umana è più preziosa di quella di un animale irragionevole. Invece per la conoscenza che Gesù ha delle sue pecore, Egli la collega a quella che c’è tra Lui e il Padre: “come il Padre conosce me e io conosco il Padre”.

Così si fa chiaro che il primo contrassegno della parabola (dono della vita per le pecore) e il secondo (conoscenza reciproca tra il pastore e le pecore) si trovano non l’uno accanto all’altro, ma l’uno dentro l’altro: poiché la conoscenza tra il Padre e il Figlio fa tutt’uno con la loro perfetta dedizione reciproca, e perciò anche la conoscenza tra Gesù e i suoi è un tutt’uno con la dedizione di Gesù ai suoi e per i suoi. Da qui l’unità di conoscenza e di dedizione della vita del cristiano per il suo Signore.

Buona Domenica! Don Leonardo

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Tutto deve Nell’apparizione di Gesù ai discepoli di Emmaus, raccontata da Luca nella pagina evangelica odierna, c’è una lezione biblica, impartita dal Risorto ai discepoli prima che i loro occhi lo riconoscono vivo. I discepoli (ma anche noi discepoli oggi) devono comprendere che le affermazioni fatte da Gesù durante la sua vita mortale sull’adempimento dell’Antico Patto (la Legge, i Profeti e i Salmi, secondo la di-visione ebraica) si sono adempiute nella sua morte e resurrezione. Questi avvenimenti, dice Gesù sono la sintesi di tutta la Scrittura, e questa sintesi, che ha il suo centro nella “remissione dei peccati”, deve essere d’ora in poi annunciata a “tutti i popoli” dai testimoni, dalla Chiesa. I lettori del Vecchio Testamento, se si attengono ai singoli passi, vedranno con difficoltà questa sintesi.

Tuttavia l’intera drammatica storia di Israele con il suo Dio non ha nessun’altra meta e in tal modo nessun altro senso se non ciò che è insegnato qui dall’auto testimonianza di Gesù. Il continuo, solo terreno discendere di Israele negli “inferi” e dell’Israele salvato da Dio dalla “grande Rovina” (1Sam 2,6;Dt 32,29) è iniziazione alla conoscenza del definitivo morire e risorgere di Gesù per il mondo intero. A tutto questo Gesù Risorto deve prima “aprire gli occhi” ai discepoli.

Buona Domenica! Don Leonardo

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Pasqua18Le donne che erano sotto la croce come rappresentanti della Chiesa amante, continuano a rappresentare questa parte al mattino di Pasqua. Procedono nel loro proposito di ungere la salma di Gesù con oli profumati, quasi per proteggerlo, per quanto è possibile umanamente, dalla corruzione della morte. “Entrate nel sepolcro, racconta Marco nel vangelo della messa della Veglia, videro un giovane seduto sulla destra, vestito di una veste bianca”.

Il giovane sa cosa cercano le donne: questo determinato uomo “Gesù di Nazareth” che l’altro ieri è morto in croce. E qui le parole semplici, che suonano come ovvie “Egli è risorto, non è qui”, come se dicesse a un visitatore: la persona che lei vorrebbe è uscita. E poi: “Vedete là il luogo...”, convincetevi da voi stessi che colui che cercate non è più lì. E infine l’invito a riferire tutto ai discepoli, con la chiara indicazione che d’ora in poi lo vedranno in “Galilea”, cioè nel luogo dove l’hanno incontrato, là dove si svolge la vita quotidiana. Questa indicazione del giovane del vangelo di Marco vale anche per noi in cerca del Risorto.

Buona Quaresima! Don Leonardo

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cristo risortoIl Vangelo racconta l’apparizione del Risorto alla sera di Pasqua e otto giorni dopo. Ciò che il Risorto riporta di ritorno dalla morte, dalla croce e dagli inferi è la pace definitiva e perfetta. Una pace “non come la dà, il mondo”, ma molto più profonda. In tre scene.
Anzitutto Egli augura ai discepoli la pace che lui stesso è. Mostra le ferite per dire che la morte che gli uomini gli hanno procurato fonda la pace a partire da lui. L’odio ha finito di in-furiare su di lui, il suo amore ha avuto il respiro più lungo. Il fatto stesso che i discepoli lo hanno rinnegato e sono fuggiti è sprofondato nella grande pace e riconciliazione che il Risorto offre loro.
Inoltre il Risorto alitando sugli apostoli e donando lo Spirito della sua propria missione, li autorizza a porgere agli uomini la pace e la riconciliazione donata a loro nei suoi pieni poteri “A chi rimetterete i peccati…”. Come Dio nel perdono agli uomini giudica (la confessione e il pentimento sono richiesti), così il perdono della Chiesa dovrà essere un giudicare, deve attuarsi nella verità e non nell’incoscienza.
Infine, tutto questo deve compiersi nella fede, perciò l’episodio di Tommaso. Fino a quando uno dubita e non vuole arrendersi, non può avere la fede. Deve cadere a terra e dire nella fede: “Mio Signore e mio Dio.”

Buona Domenica! Don Leonardo

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pasquaPortate a tutti la gioia del Signore, Risorto!, Alleluja, alleluja!
BUONA PASQUA !

Don eonardo, Don Giovanni, Don, Simone e Don Stefano